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Appello a tutte le amanti Di TwIlIgHt & Co...
dopo Breaking Dawn ApPaRe MIDNIGHT SUN!!! il quinto libro!! é PrAtIcAmEnTe Twilight viStO da Edward!!! la Meyer ha deciso di non pubblicarlo (per ora) PeRò Su IntErNeT Ci SoNo i PriMi 12 CaPiToLi ( veramente sn 21, ma sn difficiliximi da TrOvArE!!! anzi IMpossibili!! io li ho trovati dopo 3 ore di connessione!!) Bellsissimi!!!!
Se SOSTIENI QuestO BoOk, AgGiUnGiTi Qui!!!!! 
(ovviamente sarà una sorta di club su Twilight e quindi utilizzeremo The ForUm & Ci sArAnNo GiOChi e concorsi)
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Da Midnight Sun- Capitolo 17 ''Carlisle''
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«Scusa se ti smonto così, ma non sei terribile come pensi. Anzi, a dirla tutta non ti trovo affatto spaventoso » disse disinvolta.
Riuscì nuovamente  a stupirmi. Era un’ovvia provocazione, ma se era ciò che voleva, ci era riuscita alla perfezione! Decisi che era l’ora di mostrarle davvero cosa potevo fare! Un sorriso sicuro e provocatorio scappò dalle mie labbra e la avvertii.
«Questo non dovevi dirlo».
Lasciai che il fondo della gola vibrasse, emettendo un ringhio prolungato e spaventoso. Permisi ai miei denti affilati di emergere dalle labbra che li tenevano sempre nascosti con cura e in un lampo mi acquattai in posizione di caccia, tendendo tutti i muscoli pronti allo slancio.
Bella mi guardò con reale preoccupazione, i suoi occhi erano spalancati, come se temesse che chiudendoli avrebbe perso l’ultimo istante della sua vita. Conoscevo bene quello sguardo, l’avevo visto molte volte tanti anni fa. Istintivamente il suoi piedi indietreggiarono e il suo corpo si sporse lievemente in avanti, pronto alla fuga.
«Non provarci» disse cercando di dare un tono ironico alla sua voce spezzata. Le leggevo negli occhi che per la prima volta non era sicura che stessi realmente giocando.
A quell’ennesima istigazione, senza pensarci due volte, balzai verso di lei e, facendo attenzione ad essere abbastanza delicato, le cinsi la vita con le mani alzandola e, attento a proteggerla con le braccia, atterrai sul letto che si spostò sbattendo sonoramente con il muro. Gli occhi di Bella si riaprirono e provò inutilmente a liberarsi dalla mia presa.
Non le permisi di smuovere le mie braccia, non volevo che si allontanasse da me. Sentivo il suo cuore correre come mai prima d’ora. Conobbi per la prima volta il suono della sua paura. Ma non volevo ferirla, non volevo che stesse male. Ammorbidii le braccia e con una lieve pressione spinsi il suo volto contro il mio petto muto, sperando di darle un po’ di conforto.
Bella, per la prima volta, alzò lo sguardo. I suoi occhi erano lucidi, rossi, irritati. Il suo respiro affannato. Ero stato cattivo, ma non potevo negare di essermi divertito a stupirla in questo modo.
Mi scrutò con attenzione, analizzando la mia espressione e finalmente il battito del suo piccolo cuore decellerò ritornando ad un ritmo accettabile.
«Dicevi?», ringhiai, per scherzo.
«Che sei un mostro molto, molto terrificante». Cercò di suonare sarcastica, ma la sua voce tradì l’ammonizione e la paura che provava a celare.
«Così va molto meglio» tesi le labbra in un sorriso compiaciuto.
«Uhm». Si agitò . «Adesso posso alzarmi?» mi chiese poco convinta.
Udii Alice e Jasper che parlottavano fuori dalla porta e risi al pensiero di che faccia avrebbe fatto quando sarebbero entrati vedendoci così.

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se volete leggere un particolare pezzo di Midnight Sun, FaTeMeLo SaPeRe.... 
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da Midnight Sun, capitolo 18 ''La Partita''
Scesi dalla jeep, e in un lampo  mi precipitai al suo fianco. Cominciai a slacciarle l’imbracatura, facendo attenzione ad ogni mio minimo movimento.

“Ci penso io, tu va avanti” protestò. Non potei, almeno nei miei pensieri, sopprimere una risatina pensando a come poco prima aveva tentato impacciata di allacciarla e, inoltre, non osavo pensare a quanto tempo avrebbe impiegato per slacciarla.

“Mmm…” fu la mia risposta . Intanto avevo già finito di slacciarle l’imbracatura. La sollevai con delicatezza e la feci scendere dalla jeep.

“A quanto pare mi toccherà mettere mano alla tua memoria” dissi ripensando a ciò che mi aveva detto poco prima. Non capivo di cosa avesse paura, ma sapevo che Bella era molto testarda, e che non sarei riuscito a convincerla molto facilmente se avessi giocato secondo le regole. Così decisi che l’unica soluzione era quella di giocare sporco, in fondo mi sarebbe bastato avvicinarmi un po’ per mettere ko la sua determinazione. Sorrisi dei miei pensieri.

“Qualcosa del genere” le risposi continuando. La feci scendere e la poggiai con le spalle contro la portiera della jeep, tenevo le mani appoggiate al finestrino, come per impedirle di fuggire, mi avvicinai ancora di più portando il mio viso a pochi centimetri dal suo.

“Dimmi di cosa hai paura” le chiesi sussurrando e sfoderando tutto il fascino ammaliatore di cui ero capace.

“Be', ecco, di sbattere contro un albero... e di morire. E poi, di avere la nausea”.

Faticai a trattenere  una risata: per me era inconcepibile il fatto che avesse  così tanta paura di un albero e  invece di me, l’unico serio pericolo che quasi inevitabile incombeva su di lei, non si curasse minimamente.

Decisi di mettere alla prova il mio e il suo autocontrollo, Piegai la testa e avvicinai le labbra all’incavo del suo collo, potevo sentire il sangue il suo sangue pulsare frenetico nelle vene, il mostro che celavo, in qualche antro desolato e nascosto dentro di  me protestò, ma quasi non me ne accorsi, e me ne compiacqui.

”Hai ancora paura adesso?” le chiesi sfiorandole il collo con le mie labbra gelide.

“Si” mi rispose.

Sentivo il battito del suo cuore accelerare ogni secondo, il suo respiro affannoso e caldo raggiungere il mio viso gelido. Il suo odore riempì i i miei polmoni e la mia gola cominciò a bruciare, il veleno mi inondò la bocca, e il mostro dentro di me protestò più forte, ma lo ignorai.

“Di sbattere contro gli alberi e di avere la nausea” ripresi quasi ironico.

Con la punta del naso disegnai una linea lungo il suo collo fino ad arrivare alle sue labbra, solo pochi millimetri le separavano dalle mie, riuscivo a sentire l’elettricità che si era creata, riuscivo quasi a vederla nell’aria. Smisi di respirare, i miei polmoni erano talmente tanto impregnati del suo odore da impedirmelo.

“E adesso?” sussurrai, talmente vicino alle sue labbra da poterne sentire il calore.

“Alberi…nausea da movimento” rispose quasi senza fiato. La sua ostinazione mi sorprese, non avrei  mai immaginato che avesse potuto resistere così a lungo, e così vicina. Avevo bisogno di riempire i polmoni di aria fresca e di riacquistare tutto il mio auto controllo. Così  le baciai la fronte, mi scostai di qualche centimetro e  ripresi quasi rassegnato.

“Bella, non dirmi che credi davvero che potrei sbattere contro un albero” le chiesi quasi divertito, era impossibile che una cosa del genere accadesse, come poteva non saperlo?.

“Tu no, ma io si”. Il suo tono di voce era tutt’altro che convinto, stava per cedere, così ripresi con il mio tentativo di persuasione e  comincia a pregustare il sapore della vittoria. Avvicinai le mie labbra fredde e marmoree al suo volto, sfiorai dolcemente le sue e un brivido percorse lento il mio volto. La baciai sulla guancia ad un centimetro dalle sue labbra, sentii riardere la gola e il rumore delle catene che imprigionavano il mostro, riecheggiare nella mia mente. Sentii il desiderio di avvicinarmi di più, di stringerla, di baciarla, ma mi trattenni, adesso non potevo, ero quasi riuscito a convincerla non potevo abbandonare così, proprio ad un passo dalla vittoria. Sorrisi dei miei pensieri e poi continuai.

“Pensi che permetterei ad un albero di farti del male?” Sfiorai le sue labbra con le mie, trattenendomi a fatica dal baciarla.

“No” mi rispose.

“Vedi” le dissi senza allontanarmi “Non c’è niente di cui aver paura, no?”

“No” disse rassegnata con un filo di voce.

Ormai l’avevo convinta, il mio piano era riuscito. Avrei solo dovuto prenderla in spalla e andare, ma non ci riuscii. La voglia di baciarla, delle sue labbra calde, che sinuose e vellutate si modellavano sulle mie, mi assalì e non riuscii più a controllarla. Così, con impeto, non riuscendo quasi più a controllarmi, presi il suo volto tra le mani e la baciai. Questa volta  fu un vero bacio, le mie labbra si muovevano decise e insaziabili sulle sue, sentivo il calore del suo corpo contro il mio, un fremito mi attraversò lento, e la voglia di stringerla cresceva sempre più pericolosa. Bella, come al solito, non fece niente per aiutarmi anzi, si strinse a me il più forte che poteva e ricambiò con foga il mio bacio. Sentivo il veleno salire caldo dal fondo della gola e la voglia di lei trasformarsi pericolosamente. Cominciai a sentire crescere sempre di più la voglia del suo sangue, avvertii il cambiamento del mio corpo, prima rilassato, quasi elettrico, e ora pronto a scattare. Compresi che la mia concentrazione stava lentamente passando dalla voglia di baciarla a quella del suo collo candido e sinuoso. Sentivo che stavo per cedere che non ero più in grado di controllarmi standole così vicino. Scattai lontano contro un albero che era dietro di noi, con le braccia mi tenevo al tronco quasi potesse trattenermi. Ripresi fiato. Riempii i polmoni di aria pulita, lasciai che il veleno scorresse lento giù lungo la gola, e aspettai che i miei muscoli tornassero a rilassarsi.

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